{"id":175,"date":"2014-06-04T09:07:28","date_gmt":"2014-06-04T07:07:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santamariadipiave.it\/wordpress\/?page_id=175"},"modified":"2014-06-06T00:31:50","modified_gmt":"2014-06-05T22:31:50","slug":"san-romualdo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.santamariadipiave.it\/wordpress\/?page_id=175","title":{"rendered":"San Romualdo"},"content":{"rendered":"<p><strong>SAN ROMUALDO\u00a0 monaco fondatore, camaldolese\u00a0\u00a0 <\/strong><strong>(952 c.-19.6.1027)<\/strong><\/p>\n<p>Padre e maestro della Congregazione Camaldolese dell\u2019Ordine di san Benedetto, \u00e8 un monaco dalla prorompente carica carismatica. Il suo stile personale e il movimento spirituale, che si coagula attorno a lui durante la sua vita e dopo la sua morte, si presentano con alcuni tratti profondamente tradizionali e con altri altrettanto innovativi rispetto al monachesimo del suo tempo. Radicato nelle Regola Benedettina e nutrito dall\u2019intensa spiritualit\u00e0 dei Padri di Oriente, Romualdo allegerisce l\u2019osservanza monastica da molte sovrastrutture cluniacensi, per dare spazio alla sua radicale sete di Dio. Dietro questa spinta interiore, Romualdo si inoltra con zelo da principiante in una avventura di vita solitaria a Venezia; pi\u00f9 tardi, maturato a prezzo di una dura esperienza personale, Romualdo sapr\u00e0 interpretare il diffuso bisogno di autenticit\u00e0, di essenzialit\u00e0\u00a0 e di libert\u00e0 spirituale espresso dai vari movimenti di \u201c<em>reformatio<\/em>\u201d presenti nella Chiesa e nei monasteri, come dal pullulare di forme spontanee di eremitismo. Grazie all\u2019esperienza e all\u2019autorevolezza, che si \u00e8 guadagnata, Romualdo reinserisce questo fenomeno in modo creativo nell\u2019alveo della tradizione monastica e della chiesa. Anzi la tramuta in forza di rinnovamento. \u00c8 in questa capacit\u00e0 intensa di Interiorit\u00e0 di sguardo attento alle vicende storiche del proprio tempo che Romualdo si qualifica come <em>maestro<\/em> di vita monastica e padre degli eremiti che vivono secondo la retta ragione, sotto la regola monastica, in un rapporto dialettico e fecondo tra eremo e monastero, tra vita eremitica e vita cenobitica. I saggi raccolti in questo volume (Centro Studi Avellaniti \u201cSAN ROMUALDO\u201d storia geografia e spiritualit\u00e0, \u201cil segno\u201d dei Gabrielli editori 2002, VI) illustrano le connessioni\u00a0 con gli eventi storici e il contesto culturale, teologico e spirituale in cui il movimento romualdino-camaldolese \u00e8 sorto, offrendo una visione ampia e articolata della vita e del messaggio di questo grande innovatore (nei quarti di copertina).<!--more--><\/p>\n<p>Nacque a Ravenna dal duca Sergio intorno alla met\u00e0 del sec. X\u00b0. A vent\u2019anni lasci\u00f2 la vita secolare per farsi monaco a Sant\u2019Apollinare in Classe, vicino a Ravenna. Qui Romualdo rimase\u00a0 circa 3 anni, ma, insofferente della mediocrit\u00e0 di quei monaci, decise di ritirarsi a vita eremitica nella laguna di Venezia (Jesolo, in Val Dog\u00e0, Torre Caligo, Ve).<\/p>\n<p>Con alcuni compagni , tra i quali il doge Pietro Orseolo I\u00b0, che aveva abbandonato Venezia, per convertirsi a vita monastica, l\u2019eremita Marino e l\u2019abate Guarino, attravers\u00f2 la Lombardia e la Provenza e giunse in Spagna al monastero di San Michele di Cuxa (Sud Pirenei), allora fiorente\u00a0 sotto l\u2019influenza dell\u2019attivit\u00e0 riformatrice\u00a0 dell\u2019 Abbazia di Cluny (Clunyacensi di Francia).<\/p>\n<p><strong>Intorno al 987<\/strong> mor\u00ec Pietro Orseolo e quasi contemporaneamente giunse notizia a Romualdo, che suo padre, che era entrato nel monastero di S. Severo in Classe, durante la lontananza del figlio, era tornato alla vita secolare. Romualdo rientr\u00f2 allora a Ravenna, e qui convinse il padre a rientrare nel monastero, poi si ritir\u00f2 a vivere in una cella\u00a0 nella palude di Classe (Ra) riprendendo le sue esperienze di vita solitaria nelle zone pi\u00f9 desolate della costa adriatica. L\u2019imperatore Ottone III (983-1002) pi\u00f9 tardi gli affid\u00f2 il governo e il riordinamento del Monastero di Sant\u2019Apollinare in Classe, ma il suo rigore non piacque ai monaci, n\u00e9 Romualdo li toller\u00f2 a lungo. Un anno dopo infatti, lo troviamo a Montecassino nell\u2019Abbazia fondata da San Benedetto, che fu culla e guida del monachesimo dell\u2019Occidente. San Romualdo, durante la sua lunga vita, contraddistinta da numerose peregrinazioni, fond\u00f2 molte comunit\u00e0 religiose di stretta osservanza, che stavano tra l\u2019abbazia e l\u2019eremo, tra il lavoro e la vita contemplativa. La sua esistenza fu contraddistinta\u00a0 da una attivit\u00e0 fecondissima; fond\u00f2 cenobi a Verghereto (Passo del), a Lemno, a Val di Castro, a Cassino, a Ravenna, a Roma. Ne fond\u00f2 2 a Siena, uno a Vallombrosa, uno a Fontebuona. Ma il pi\u00f9 famoso \u00e8 quello di Camaldoli (Ar), dal quale l\u2019Ordine (i Camaldolesi) da lui riformato prese il nome. Romualdo mor\u00ec a Val di Castro il 19 giugno di un anno <strong>non posteriore<\/strong> <strong>al 1027<\/strong>. La sua vita fu densa di fatti\u00a0 contradditori: un collegamento quasi costante col mondo dei potenti, da cui Romualdo stesso veniva, e una esasperata polemica contro la corruzione, che il potere, di principi e di prelati, inevitabilmente genera nell\u2019animo di chi lo detiene; Un\u2019evidente insofferenza per le strutture istituzionali, e una continua formazione di gruppi ordinati; una intransigente volont\u00e0 di isolamento, e una ricerca quasi affannosa di anime da convertire.\u00a0 Pier Damiani scrive: \u201cVITA ROMUALDI\u201d quindici anni dopo la morte del Santo e la popol\u00f2 di visioni e di miracoli,di lotte con il diavolo, poich\u00e9 era rimasto impressionato dalle attestazioni di fede dei monaci, che conobbero in vita Romualdo e del popolo che lo vener\u00f2. Le folle infatti accorrevano sulla tomba a Val di Castro, dove i miracoli si moltiplicavano. Il suo corpo rimase nell\u2019Abbazia di Val di Castro fino al 1480, quando fu trafugato da 2 monaci di Sant\u2019Apollinare in Classe e portato a Jesi. Qui le ossa furono recuperate il 7 febbraio 1481 nella chiesa camaldolese di San Biagio in Fabriano, dove sono tuttora. La festa di San Romualdo, che originariamente era il 19 giugno, fu da Clemente VIII, nel 1595, estesa a tutta la Chiesa e fissata il 7 febbraio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre>da SANTI SANTUARI, uno per uno tutti i santi del calendario, Compagnia gener. editor. spa, Mi, 1979 pag. 606<\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SAN ROMUALDO\u00a0 monaco fondatore, camaldolese\u00a0\u00a0 (952 c.-19.6.1027) Padre e maestro della Congregazione Camaldolese dell\u2019Ordine di san Benedetto, \u00e8 un monaco dalla prorompente carica carismatica. 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