{"id":72,"date":"2014-05-22T23:14:05","date_gmt":"2014-05-22T21:14:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santamariadipiave.it\/wordpress\/?page_id=72"},"modified":"2014-05-27T00:25:25","modified_gmt":"2014-05-26T22:25:25","slug":"caratteri-del-territorio-i-salsi-i-brusai","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.santamariadipiave.it\/wordpress\/?page_id=72","title":{"rendered":"Caratteri del territorio: i Salsi"},"content":{"rendered":"<p>A volte, per tornare da Jesolo, anzich\u00e9 la consueta e battutissima strada che porta a Caposile sull&#8217;argine sinistro del Fiume si cerca, in maniera piuttosto avventurosa, di imboccare la stradina che corre lungo l\u2019altra sponda, sperando di trovarvi meno traffico. La speranza e quasi sempre vana; anzi, essendo questa strada pi\u00f9 stretta, s\u2019incontrano spesso maggiori difficolt\u00e0 a percorrerla. Se per\u00f2 si riesce a mettere da parte la fretta, l\u2019itinerario presenter\u00e0\u00a0non poche sorprese, ad iniziare dal paesaggio, decisamente pi\u00f9 invitante che sulla riva sinistra. Ad ogni curva, e sono tante nei nove chilometri del percorso, si pu\u00f2 ammirare qualche scorcio del Sile (Piave Vecchia) o qualche sprazzo di laguna, che compaiono inaspettati fra i campi di mais e le siepi di acacia.<\/p>\n<p>Partendo dal Municipio (vecchio) di Jesolo si dovr\u00e0 prendere Via Dragojesolo. Dopo circa tre chilometri, sulla sinistra si trover\u00e0 l\u2019impianto di potabilizzazione di \u201cTorre Cal\u00ecgo\u201d, che preleva l\u2019acqua dal Sile e la immette nell\u2019acquedotto Jesolano. Poco pi\u00f9 avanti si incontrer\u00e0, sempre sulla sinistra un rustico capitello. A prima vista sembra molto antico, ma poi si pensa che su questa lingua di terra \u00e8 passato un anno di guerra, e allora si capisce che tanto vecchio non pu\u00f2 essere. Comunque i suoi cinquant\u2019anni li ha ormai compiuti, essendo stato eretto nel 1936, in onore di Sant\u2019Antonio, dalla famiglia Saramin, che aveva fatto voto al Santo\u00a0 di costruire l\u2019edicola sacra se il figlio fosse tornato dalla guerra d\u2019Africa.<\/p>\n<p>Un chilometro ancora e siamo ai resti della \u201cTorre Cal\u00ecgo\u201d, i resti di una costruzione rettangolare e diroccata, che sembra messa l\u00ec apposta per recintare un alto e vecchio sambuco che dentro vi cresce. Sulla facciata della torre rivolta verso la strada, c\u2019\u00e8 uno strano altorilievo naif. Vi sono rappresentate una sigla SR (San Romualdo), una croce, delle pecorelle. \u00c8 opera di Virginio Lion , un agricoltore che abita nella casa di fronte e che ha voluto sintetizzare cos\u00ec la leggenda di un monastero costruito nei dintorni da San Romualdo, nel medioevo. Forte di questa tradizione, la famiglia Lion, per anni, ha anche organizzato una piccola sagra di colmello il 7 febbraio. A coronamento di una giornata che iniziava con una Messa attorno ai resti della torre, c\u2019era l\u2019immancabile giostra a catenelle (ma a volte arrivava anche il Circo Ellis), si disponevano dei tavoli, si mangiava carne e pesce alla brace, si beveva vino. Era un modo per tenere unita, e portare all\u2019attenzione anche dei paesi vicini, una comunit\u00e0 di poche case, che per il resto dell\u2019anno viveva isolata, avvolta dalle brume del persistente \u201c<em>ca\u00ecgo<\/em>\u201ddi Sile e laguna.<\/p>\n<address>(rif. Camillo Pavan, alla scoperta del Fiume, immagini storia, itinerari, ed. in proprio pag. 159 \/Via SALSI)<\/address>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A volte, per tornare da Jesolo, anzich\u00e9 la consueta e battutissima strada che porta a Caposile sull&#8217;argine sinistro del Fiume si cerca, in maniera piuttosto avventurosa, di imboccare la stradina che corre lungo l\u2019altra sponda, sperando di trovarvi meno traffico. 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