{"id":82,"date":"2014-05-27T00:25:47","date_gmt":"2014-05-26T22:25:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santamariadipiave.it\/wordpress\/?page_id=82"},"modified":"2014-05-27T00:25:47","modified_gmt":"2014-05-26T22:25:47","slug":"caratteri-del-territorio-i-salsi-seconda-parte","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.santamariadipiave.it\/wordpress\/?page_id=82","title":{"rendered":"Caratteri del territorio: i Salsi (seconda parte)"},"content":{"rendered":"<p>Il canale Cal\u00ecgo, l\u2019antica via d\u2019acqua che dal Piave portava in laguna, ora \u00e8 poco pi\u00f9 di un fosso, ma, come un tempo, \u00e8 ancora una linea di confine; oggi non pi\u00f9 del Dogado veneziano, ma semplicemente del Comune di Jesolo con quello di Musile. C\u2019\u00e8 anche un cippo in pietra viva che sta l\u00ec a testimoniarlo. Per la verit\u00e0 se poi si va a guardare meglio quel tozzo pilastro, ci si accorger\u00e0 che, oltre ad essere una indicazione di confine, \u00e8 uno dei 100 cippi (il n. 53: la scritta \u00e8 sul lato rivolto alla laguna) che nel 1791 sono stati posti lungo il\u00a0<em>Margine di conterminazione lagunare<\/em>.<\/p>\n<p>Proseguendo per via Salsi, nome che la strada assume in territorio di Musile , incontreremo sulla nostra destra la rustica, ma accogliente locanda \u201calla Valle\u201d e, poco pi\u00f9 avanti la passerella (<em>pontes\u00e8a<\/em>), brutta da vedere, ma bella da percorrere, che ci porta con un\u2019unica arcata di cemento armato (del 1969)\u00a0 sull\u2019altra sponda in una localit\u00e0 che, pur essendo in riva al Sile, si chiama Santa Maria\u00a0<em>di Piave<\/em>, a ricordo\u00a0 del vecchio corso di quel fiume, occupato dal Sile dopo la diversione veneziana del 1683. Una sosta al centro della passerella ci far\u00e0 provare la sensazione di essere sospesi nel vuoto e ci permetter\u00e0 di abbracciare con lo sguardo un lungo tratto di verde fiume e di azzurra vicina laguna. Al di qua della passerella, una casa squadrata tinta di un amaranto ormai sbiadito e dalla tipica architettura del Ventennio ci ricorda che, per molti anni, vi fu alloggiata una scuola rurale per i bambini della zona (1926). (Siamo ai \u201c<em>Salsi<\/em>\u201d e, pi\u00f9 precisamente, in localit\u00e0 \u201c<em>Ai Brus\u00e0i<\/em>\u201d, un nome che evoca remote devastazioni).<\/p>\n<p>Ancora poche curve\u00a0 ed ecco di fronte a noi la sagoma del\u00a0<em>Ponte a bilancere<\/em>\u00a0sulla Piave vecchia, ora asfaltato e \u201c<em>bloccato<\/em>\u201d, ma che un tempo si apriva e chiudeva manualmente, manovrando dei contrappesi, per lasciar passare i <em>burci<\/em> \u00a0diretti o provenienti da San Don\u00e0 e Noventa. Qualche decina di metri a valle di questo ponte confluisce nella\u00a0<em>Piave Vecchia\u00a0<\/em>il \u201c<em>taglio<\/em>\u201d del Sile. Sul posto, per secoli, \u00e8 stato attivo un passo in barca. Francesco Montagner ricorda che nel 1881, mentre una cinquantina di parrocchiani accompagnavano il parroco a recare il viatico ad un infermo, il passo, forse per il brusco movimento di un cavallo e di un carro, che stavano anch\u2019essi traghettando, si rovesci\u00f2 provocando la morte di ben trenta persone. Come sempre, dove c\u2019era un passo a barche, vicino c\u2019era un\u2019osteria, punto di ritrovo degli abitanti del paese, ma non solo, anche dei barcari che risalivano il Taglio verso Portegrandi in attesa del cambio dei cavallanti addetti al traino (nelle\u00a0<em>rest\u00e8re<\/em>). Poco dopo l\u2019ultima guerra\u00a0 il passo cess\u00f2 l\u2019attivit\u00e0, sostituito da un ponte di barche, che ora ci accingiamo a superare per raggiungere, oltrepassato anche il ponte a bilanciere, l\u2019argine sinistro del Sile &#8211; Piave Vecchia. Dopo aver lasciato alla nostra destra il Ristorante \u201calla Cacciatora\u201d, gestito dai figli di cavallanti, e gli edifici, risalenti al 1927, dei Produttori latte Igienicamente puro (PLIP), poi Trevenlat (e ora \u201cSoligo\u201d), proseguiamo costeggiando le fertili terre della Bonifica. Sulla destra ci fa compagnia il Sile, che quasi sempre scorre ai bordi della strada, tranne che per due brevi deviazioni all\u2019altezza di Ca\u2019 Nani e Santa Maria di Piave.<\/p>\n<p>Attira la nostra attenzione\u00a0 dapprima il Ristorante \u201c<em>Al Vecio Piave<\/em>\u201d, che si scorge da lontano specchiarsi nel Fiume, col suo intenso color vinaccia e con i due Silos, testimonianza di una precedente funzione di casa mezzadrile. Poi, ma per trovarla bisogna entrare a Ca\u2019 Nani, s\u2019incontra l\u2019Osteria ex \u201c<em>M\u00e8sa Piave<\/em>\u201d (poi \u201c<em>da Semiramide<\/em>\u201d) nota un tempo a chi navigava in questo lungo tratto di strada fluviale, che dalla Conca dell\u2019Intestadura di Musile (ma anche da quella di Portegrandi) conduceva al Cavallino e da l\u00ec in laguna, oppure nella\u00a0<em>Friulana<\/em>. Sempre costeggiando l\u2019Argine ci si avvicina a Jesolo Paese (ex Cavazuccherina), annunciato dal suo alto campanile, che si riflette sul Sile (Piave).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<address>(rif.\u00a0di Camillo Pavan, alla scoperta del Fiume, immagini storia, itinerari, ed. in proprio pag. 159 \/Via SALSI<\/address>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il canale Cal\u00ecgo, l\u2019antica via d\u2019acqua che dal Piave portava in laguna, ora \u00e8 poco pi\u00f9 di un fosso, ma, come un tempo, \u00e8 ancora una linea di confine; oggi non pi\u00f9 del Dogado veneziano, ma semplicemente del Comune di Jesolo con quello di Musile. 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