Caratteri del territorio: i Salsi (seconda parte)


Il canale Calìgo, l’antica via d’acqua che dal Piave portava in laguna, ora è poco più di un fosso, ma, come un tempo, è ancora una linea di confine; oggi non più del Dogado veneziano, ma semplicemente del Comune di Jesolo con quello di Musile. C’è anche un cippo in pietra viva che sta lì a testimoniarlo. Per la verità se poi si va a guardare meglio quel tozzo pilastro, ci si accorgerà che, oltre ad essere una indicazione di confine, è uno dei 100 cippi (il n. 53: la scritta è sul lato rivolto alla laguna) che nel 1791 sono stati posti lungo il Margine di conterminazione lagunare.

Proseguendo per via Salsi, nome che la strada assume in territorio di Musile , incontreremo sulla nostra destra la rustica, ma accogliente locanda “alla Valle” e, poco più avanti la passerella (pontesèa), brutta da vedere, ma bella da percorrere, che ci porta con un’unica arcata di cemento armato (del 1969)  sull’altra sponda in una località che, pur essendo in riva al Sile, si chiama Santa Maria di Piave, a ricordo  del vecchio corso di quel fiume, occupato dal Sile dopo la diversione veneziana del 1683. Una sosta al centro della passerella ci farà provare la sensazione di essere sospesi nel vuoto e ci permetterà di abbracciare con lo sguardo un lungo tratto di verde fiume e di azzurra vicina laguna. Al di qua della passerella, una casa squadrata tinta di un amaranto ormai sbiadito e dalla tipica architettura del Ventennio ci ricorda che, per molti anni, vi fu alloggiata una scuola rurale per i bambini della zona (1926). (Siamo ai “Salsi” e, più precisamente, in località “Ai Brusài”, un nome che evoca remote devastazioni).

Ancora poche curve  ed ecco di fronte a noi la sagoma del Ponte a bilancere sulla Piave vecchia, ora asfaltato e “bloccato”, ma che un tempo si apriva e chiudeva manualmente, manovrando dei contrappesi, per lasciar passare i burci  diretti o provenienti da San Donà e Noventa. Qualche decina di metri a valle di questo ponte confluisce nella Piave Vecchia il “taglio” del Sile. Sul posto, per secoli, è stato attivo un passo in barca. Francesco Montagner ricorda che nel 1881, mentre una cinquantina di parrocchiani accompagnavano il parroco a recare il viatico ad un infermo, il passo, forse per il brusco movimento di un cavallo e di un carro, che stavano anch’essi traghettando, si rovesciò provocando la morte di ben trenta persone. Come sempre, dove c’era un passo a barche, vicino c’era un’osteria, punto di ritrovo degli abitanti del paese, ma non solo, anche dei barcari che risalivano il Taglio verso Portegrandi in attesa del cambio dei cavallanti addetti al traino (nelle restère). Poco dopo l’ultima guerra  il passo cessò l’attività, sostituito da un ponte di barche, che ora ci accingiamo a superare per raggiungere, oltrepassato anche il ponte a bilanciere, l’argine sinistro del Sile – Piave Vecchia. Dopo aver lasciato alla nostra destra il Ristorante “alla Cacciatora”, gestito dai figli di cavallanti, e gli edifici, risalenti al 1927, dei Produttori latte Igienicamente puro (PLIP), poi Trevenlat (e ora “Soligo”), proseguiamo costeggiando le fertili terre della Bonifica. Sulla destra ci fa compagnia il Sile, che quasi sempre scorre ai bordi della strada, tranne che per due brevi deviazioni all’altezza di Ca’ Nani e Santa Maria di Piave.

Attira la nostra attenzione  dapprima il Ristorante “Al Vecio Piave”, che si scorge da lontano specchiarsi nel Fiume, col suo intenso color vinaccia e con i due Silos, testimonianza di una precedente funzione di casa mezzadrile. Poi, ma per trovarla bisogna entrare a Ca’ Nani, s’incontra l’Osteria ex “Mèsa Piave” (poi “da Semiramide”) nota un tempo a chi navigava in questo lungo tratto di strada fluviale, che dalla Conca dell’Intestadura di Musile (ma anche da quella di Portegrandi) conduceva al Cavallino e da lì in laguna, oppure nella Friulana. Sempre costeggiando l’Argine ci si avvicina a Jesolo Paese (ex Cavazuccherina), annunciato dal suo alto campanile, che si riflette sul Sile (Piave).

 

(rif. di Camillo Pavan, alla scoperta del Fiume, immagini storia, itinerari, ed. in proprio pag. 159 /Via SALSI